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Quando la comunicazione cambia le regole del gioco

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Gli anti-De Luca: dimezzati in 70 giorni

In picchiata in numero di Italiani che chiedono a De Luca di farsi da parte

Della campagna elettorale di Vincenzo De Luca, ho già ampiamente scritto ieri. Adesso parliamo del dopo-campagna.

La notizia è di ieri sera, lanciata a Ballarò: secondo una rilevazione Euromedia, il 42% degli Italiani ritiene che De Luca debba dimettersi e che si debba tornare al voto.  E’ un dato critico? No, è un dato eccellente. Significa, in soldoni, che l’ostilità degli Italiani verso LA TIGRE è pressoché dimezzata in meno di 3 mesi.

Com’è successo?
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DE LUCA, LA TIGRE

Fatti e misfatti della campagna elettorale per Vincenzo De Luca presidente della Regione Campania

Vincenzo De Luca è il candidato più forte per il quale io abbia mai avuto l’opportunità di lavorare. Giuliano Ferrara sul Foglio lo ha definito ‘nu ddio, ma per me da subito lui è stato LA TIGRE. E chiunque dica che questa vittoria non appartiene in massima parte alla Tigre merita una tortura medievale.

Fatta la debita premessa, ora muoviamo quattro passi nella campagna elettorale appena conclusa (e vinta) e affrontiamo alcuni perché.
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De Luca vs Annunziata

Come smontare un giornalista mastino in 4 mosse

Vince Vincenzo (2).

De Luca a “In 1/2 h” soffre giusto l’avvio del dibattito sulla Severino. Il crogiuolo di letture sulla legge non facilita certamente una comunicazione fluida quando si è sotto intervista, ma è proprio all’assenza di un’interpretazione univoca che si deve l’incapacità del tema (e delle associate campagne giornalistiche) di creare un danno elettorale vero. In sostanza, è roba così complicata che non gliene frega niente a nessuno.
Il resto è vittoria per KO tecnico contro una giornalista mastino temuta da molti.

Come ha fatto?
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++ELEZIONI IN CORSO++

Arrivederci dopo il 31 maggio. Sarò molto felice o terribilmente incaz*ato.

Mi perdonerete. Da alcune settimane sono impegnato in campagna elettorale.

In quale?

Alcuni l’avranno già capito, ma ci riaggiorniamo dopo il 31 maggio per i dettagli.

In alto i cuori e avanti, a testa alta!

 

 

Il perfetto underdog | Regola #2

Perché i "vaffa" di Grillo portavano tanto consenso. E perché Salvini più è feroce più sfonda verso il centro.

Moderati un corno! Il perfetto underdog, lo sfidante ideale, deve essere tutt’altro che moderato nel lessico e nei toni.
Del resto, come sperate di essere i campioni più credibili di un tema se non dimostrate di essere voi i primi a credere nell’urgenza di risolvere quel problema? E cosa, se non una convinzione profonda, vi induce ad alzare i toni?
Insomma, non abbiate paura di arrabbiarvi. Non abbiate paura di dire una parolaccia genuina. Basta che il tema che avete deciso di cavalcare sia trasversale e popolare, come abbiamo detto nella regola #1, e qualunque sbretellamento sarà addirittura apprezzato.

Ricordate il liberatorio Vaffanculo Day di Grillo del 2007, poi replicato in diverse occasioni?
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Il perfetto underdog | Regola #1

Come il posizionamento su di un tema ha generato il successo di Matteo Salvini (e l'insuccesso di Corrado Passera, finora)

Il successo di Salvini è scienza, non magia.
Scienza alla portata di molti. Di underdog eccellenti è piena la storia della politica. Se un ex-wrestler come Jesse “The Body” Ventura è diventato governatore del Minnesota nel 1994, perché Salvini non potrebbe puntare al Trono di Spade? È giovane, instancabile, un politico esperto e soprattutto sta seguendo (quasi) alla lettera le 5 regole dello sfidante perfetto. Anzi dell’underdog perfetto.

Nel mezzo, ecco il discorso di ringraziamento di Ventura: “We shocked the world. Minnesota leads the way.“.

Dico che Salvini segue “quasi” alla lettera le regole, perché anche lui commette errori. Meno di quanti non gliene attribuisca il Partito Democratico, più di quanti non gliene riconoscano i numerosi fan.
In questo e nei 4 post che seguiranno, vedremo cosa l’Altro Matteo ha per le mani e cosa gli manca. Scopriremo anche come mai figure di successo del livello di Passera e Montezemolo hanno sempre speso tanti soldi per colossali buchi nell’acqua.

Andiamo con ordine, però.
Qui sotto la prima regola di #thePerfectUnderdog.
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3 buoni motivi per iniziare SUBITO la raccolta di contatti, Likes, Followers in vista delle elezioni

O, ma dove vai se quei dati non li hai?

Avete presente come sono andate le ultime Amministrative? Vi dico come la penso io. La mia opinione è che, no, non le ha vinte l’onda di piena del PD. Le hanno vinte gli sfidanti con la complicità della bassa affluenza. Punto. A giugno scorso abbiamo assistito a decine di scenari di secondo turno dominati da un challenger che riusciva a riportarsi alle urne il suo capitale elettorale di primo turno sommato a quello di altre forze della discontinuità. Questo ai danni di uscenti invece troppo preoccupati dalla fedeltà della base per dedicare il tempo sufficiente (tutto o quasi) a dialogare con quelle sensibilità affini ma politicamente differenti che avrebbero potuto premiarlo al ballottaggio.

Avete ancora qualche incertezza circa la mia prima affermazione: ecco un riepilogo molto sintetico dei risultati nei capoluoghi al voto 2014.

Amministrative 2014. Vercelli (da cdx a csx), Verbania (da cdx a csx), Padova (da csx a cdx), Perugia (da csx a cdx), Urbino (da csx a cdx), Teramo (rimasta al cdx), Terni (rimasta al csx), Potenza (da csx a cdx), Pescara (da cdx a csx), Pavia (da cdx a csx), Modena (rimasta al csx), Livorno (da csx a M5S), Foggia (da csx a cdx), Cremona (da cdx a csx), Caltanissetta (da cdx a csx), Biella (da cdx a csx), Bergamo (da cdx a csx), Bari (rimasta al csx).

Insomma, 8 comuni sono passati dal centrodestra a centrosinistra, 5 dal centrosinistra al centrodestra/M5S, 1 rimasto al centrodestra, 2 rimasti al centrosinistra.

Insomma, il PD è avanti, ma non dilaga. A differenza del voto alle Europee, il driver del risultato non è stato Matteo Renzi, il ‘deliveratore’. Alle Amministrative il motore della scelta è stata la generalizzata voglia di cambiare, di detronizzare, di sostituire. Il che significa che ogni uscente ha una lama che gli pende sul capo a prescindere dalla qualità del suo mandato amministrativo. È del resto proprio Demos & Pi, nel rapporto 2014 sugli Italiani e lo Stato (trovate un link al rapporto a fine articolo), che fotografa la crisi della democrazia rappresentativa e inquadra una flessione del 10% addirittura nella fiducia nelle Amministrazioni locali.

Non è solo un problema sistemico, però. Si sono anche viste tantissime brutte campagna, sviluppate troppo rapidamente a fronte di un elettorato che oggi necessita di essere accompagnato e coltivato per non diventare instabile e imprevedibile.
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6 cose da sapere prima di ingaggiare uno spin doctor.

Per avere un buon servizio e risparmiarsi una delusione.

Mancano alcuni mesi al voto, la squadra è in formazione e vi state chiedendo se non sia il caso di avere il supporto di uno spin doctor?
Bene, anzitutto bisogna chiarire se la persona che avete in mente è davvero un professionista con esperienza o semplicemente si dichiara tale.
Non ci sono molti consulenti politici in Italia. Non solo: quello della consulenza è un mercato molto piccolo, nel quale i fenomeni sono pochi e le fregature sempre dietro l’angolo.
Candidati e segretari di partito sono infatti abitualmente assillati dalle proposte di un’umanità varia composta da sedicenti spinmeister privi di esperienza e vecchi operatori che non si aggiornano probabilmente dai tempi di Clinton presidente.

A proposito di USA, se trovate un italiano che dichiara di aver lavorato per qualche presidente americano, fate così:
1) verificate la sua età all’epoca della campagna, perché, se aveva meno di 35 anni, allora qualcosa non torna;
2) verificate che cosa fa adesso, perché, se dopo “l’Ammerica” oggi vivacchia di incarichi comunali, allora qualcosa non torna;
3) sappiate che anni fa era reato federale ingaggiare operatori stranieri per le campagne americane. Quindi qualcosa, decisamente, non torna.

Insomma, quando si parla di spin doctor, là fuori è una giungla.
Per aiutare candidati, partiti e comitati a orientarsi nel labirinto delle consulenze, ho provato a metter giù 6 semplici punti sui quali riflettere prima di investire dei soldi, non pochi nell’economia di una campagna elettorale, e restare magari delusi. O peggio. Continua la lettura

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