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Quando la comunicazione cambia le regole del gioco

Primarie di Parma: una nuova vittoria con Paolo Scarpa

Ormai è chiaro. In 12 mesi riesco a scrivere uno, due post al massimo sul mio sito. Vivo murato di impegni, e questo è un bene. Impegni come le primarie di Parma, che, con quei fenomeni di Lorenzo Ravazzini, Armando Orlando, Filippo Annovi e tanti altri amici straordinari ci siamo portati a casa il 5 marzo assieme a un candidato bomber come Paolo Scarpa (www.paoloscarpasindaco.it).
Per fortuna che, se non scrivo io del nostro lavoro, almeno ci pensano gli amici giornalisti.
Qui la nostra intervista su la Repubblica Parma a poche ore dal risultato, schiacciante, del nostro candidato contro il favorito Dario Costi, candidato sostenuto dal Partito Democratico provinciale, dal senatore Giorgio Pagliari e da altri esponenti regionali, e contro Gentian Alimadhi.

HILLARY VS THE DONALD: NON SOLO SCHIAFFI

Ma soprattutto siamo sicuri che abbia vinto lei?

Andata. Il primo dibattito presidenziale è stato divertente (sic), spesso teso e caratterizzato da pattern comunicazionali molto evidenti.
E se non posso assegnare vittorie o sconfitte, perché dubito che un consulente politico italiano possa ragionare come un minatore dell’Appalachia, posso tuttavia avanzare alcune considerazioni tecniche.
Pertanto, proprio qui sotto, ho raccolto e commentato qualche scambio verbale tanto divertente, quanto rappresentativo del taglio strategico adottato dai due candidati.
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STORIA DI UOMINI E DATI. LA CAMPAGNA DI BEPPE SALA 2016.

Punto di vista dall'interno di una campagna che ha segnato il solco tra passato e futuro della comunicazione politica italiana.

LA SOSTANZA È TUTTO
Agli appassionati degli eventi di massa, delle convention americane. A chi si esalta quando Trump usa i Pokemon per attaccare Hillary. Ai fan delle risposte sbagliate degli avversari a falsi tweet e commenti. A voi, insomma, io lo devo dire: a Milano abbiamo vinto senza queste cose.
A Milano non abbiamo raccolto attorno a un palco decine di migliaia di elettori e men che meno abbiamo riempito piazza Duomo. Ci siamo limitati a richiamare una base di 1.000/1.200 persone in pochi eventi e ci siamo preoccupati di mobilitare attivisti e simpatizzanti nelle operazioni di terra.
A Milano non abbiamo inventato video virali. Non siamo andati a caccia di like e condivisioni su scala nazionale. Non abbiamo disseminato di tagliole gli account degli avversari. Abbiamo invece rilanciato messaggi visivamente e contenutisticamente ricorrenti, targettizzando fino al livello del CAP.
Così, mentre in altre parti d’Italia il centrosinistra incassava colpi più o meno letali, a Milano si conquistava una sudatissima vittoria contro l’uomo al quale Berlusconi ha appena assegnato la rinascita della propria area. Come?
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2015 IAPC World Conference. I’m on my way, Mexico!

On November 12, there will be quite an Origlia in the conference agenda, it seems.

The countdown has officially started.

Tom Edmonds, per intenderci, è stato consulente di Reagan.

Tom Edmonds, per intenderci, è stato consulente di Reagan.

In less than a week now, I will be in Mexico City reporting about the way 2015 Gubernatorial elections have gone, with a bit of an in-depth analysis of the Campania case study (which you can find, in Italian only, here).
If you want to have a look at the Conference agenda, and understand how good I feel for having been invited over to speak, here you go.
I’m on my way, Mexico!

Iapc_Mexico
 

Più Internet, più astensione

Uno studio dell'Imperial College individua una relazione diretta tra modalità di navigazione e affluenza

Chi più naviga, meno vota. Una cosa così.
Questo studio di un docente della Business School dell’Imperial College sembra associare a differenti comportamenti di navigazione, differenti comportamenti elettorali. E fin qui ce lo possiamo aspettare nella misura in cui la dieta mediale si compone inevitabilmente anche di Internet.
A colpire è la correlazione causale fra i due fattori descritta dallo studio: la diffusione della banda larga avrebbe offerto, in particolare alla cosiddetta low class, più intrattenimento. Quindi più distrazione. Quindi meno informazione.
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Cari Sindaci, siete in un mare di guai!

Le Amministrative 2015 ci insegnano che i primi a saltare sono quelli che governano, bene o male, centrodestra o centrosinista

Ognuno ha interpretato il voto 2015 per servire i propri comodi.
Un eccitato centrodestra parla di un grande ritorno, mentre il malinconico centrosinistra tira fuori la serie storica del voto per dimostrare di essere ancora avanti nel numero di comuni amministrati.
Ambo le parti dicono il vero, ma ambo le parti decidono anche di non osservare quegli stessi risultati una volta privati del bias di fazione.
 
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Felice, una scelta infelice

Casson per Venezia 2015, l'uomo sbagliato nel posto sbagliato al momento sbagliato (e con una strategia sbagliatissima)

Non ho badato granché alla campagna elettorale di Venezia. Stavo fortunatamente in Campania a lavorare per un candidato ben diverso dall’ex-magistrato. E mi è andata decisamente meglio, grazie a dio (qui la storia della corsa di Vincenzo De Luca presidente).
Fortunatamente perché nulla mi toglie dalla testa che il povero Casson sia stato sempre l’uomo sbagliato, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, con la campagna sbagliata.
Con ciò, nulla voglio togliere alla persona Casson, ma sicuramente approdo a una conclusione dolente: non sempre le Primarie conducono al miglior candidato possibile rispetto al contesto. E il voto del ballottaggio fotografa esattamente ciò: Casson era perfetto per il centrosinistra, sbagliatissimo per Venezia 2015. Se poi parliamo della strategia, allora si finisce dalla padella alla brace.
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L’astensionismo di centrosinistra e la “Legge di Prato”

Sulla confusione tra "elettorato" e "base" e sulla leggenda del centrodestra smutandato che va sempre al mare

Pezzo breve, perché su questa cosa bisogna essere tranchant come un colpo di mannaia.
Le Regionali 2015 hanno portato una scontata epifania perfino nelle botteghe Dem: forse forse, anche l’elettorato di centrosinistra nel suo piccolo s’incazza. Sconfitte pesantissime, vittorie risicate, ballottaggi oggi sul filo, impossibile non accorgersene.

Io lo dico, inascoltato, dal 2009.
L’ho definita la Legge di Prato e fra poco vi spiego perché.
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Gli anti-De Luca: dimezzati in 70 giorni

In picchiata in numero di Italiani che chiedono a De Luca di farsi da parte

Della campagna elettorale di Vincenzo De Luca, ho già ampiamente scritto ieri. Adesso parliamo del dopo-campagna.

La notizia è di ieri sera, lanciata a Ballarò: secondo una rilevazione Euromedia, il 42% degli Italiani ritiene che De Luca debba dimettersi e che si debba tornare al voto.  E’ un dato critico? No, è un dato eccellente. Significa, in soldoni, che l’ostilità degli Italiani verso LA TIGRE è pressoché dimezzata in meno di 3 mesi.

Com’è successo?
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DE LUCA, LA TIGRE

Fatti e misfatti della campagna elettorale per Vincenzo De Luca presidente della Regione Campania

Vincenzo De Luca è il candidato più forte per il quale io abbia mai avuto l’opportunità di lavorare. Giuliano Ferrara sul Foglio lo ha definito ‘nu ddio, ma per me da subito lui è stato LA TIGRE. E chiunque dica che questa vittoria non appartiene in massima parte alla Tigre merita una tortura medievale.

Fatta la debita premessa, ora muoviamo quattro passi nella campagna elettorale appena conclusa (e vinta) e affrontiamo alcuni perché.
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